Tutti conosciamo l’amido come un elemento molto importante dal punto di vista alimentare e nutritivo, soprattutto a causa del suo apporto di carboidrati all’organismo animale. Ma esso deve molto anche alla chimica industriale: in effetti, l’estrazione commerciale dell’amido risulta essere conveniente solamente se viene praticata su certi vegetali, come ad esempio il grano, la patata, l’avena, la tapioca e il riso. La procedura classica e consueta di estrazione consiste nell’andare a pulire la parte della pianta che interessa, quindi si procede con la successiva triturazione, il lavaggio, il setaccio e infine il filtraggio e la macinazione. L’amido preparato in questa maniera si presenta come una sorta di polvere bianca e a occhio nudo non è possibile distinguere quella che è la provenienza dal punto di vista botanico.
Le resine industriali ricavabili dagli amminoplasti
Gli amminoplasti sono dei prodotti molto utili per la chimica industriale e che si ottengono andando a condensare con gli aldeidi delle sostanze che contengono dei gruppi specifici, vale a dire le ammine e gli ammidi. Le resine più importanti di tale gruppo sono senza dubbio quelle ureiche e le melamminiche. Le resine ureiche si preparano mediante la condensazione dell’urea con l’aldeide formica. Si formano in un primo momento dei composti a struttura molecolare relativamente semplice, i quali, per ulteriore condensazione, arrivano a dare dei prodotti a struttura tridimensionale; quindi, si dà luogo a dei prodotti termoindurenti. Le applicazioni delle resine urea-formaldeide sono assai ampie e variegate, anche perché sono suscettibili di fornire dei prodotti tanto trasparenti quanto opachi e variamente colorati.
A Orticola 2012 ampio spazio anche al design industriale
Orticola, la manifestazione che è dedicata al nostro settore florovivaistico, è giunta ormai alla sua diciassettesima edizione, segno del successo di questo evento: la giornata iniziale è proprio quella odierna, ma si continuerà anche domani e domenica, dalle 10 alle 19 presso i Giardini Montanelli di Milano. Questa manifestazione, però, non va solamente a contemplare tutti gli aspetti che riguardano l’orto (dalla sua coltivazione fino alla manutenzione) e le esposizioni di fiori di qualsiasi specie, ma anche il design industriale. In effetti, verrà dato ampio spazio anche a questo ambito con una apposita sezione, denominata per l’appunto “Orticola d’Esterni”: di cosa si tratta esattamente?
Una domenica di archeologia industriale presso il fiume Olona
Domenica prossima si avvicina e per chi si troverà dalle parti di Varese potrà essere all’insegna del verde e dell’archeologia industriale: in effetti, il circolo Legambiente di Tradate ha organizzato una giornata all’insegna di iniziative molto interessanti, in modo da aumentare l’interesse nei confronti del fiume Olona. Il programma in questione prevede anzitutto delle escursioni in biciletta e canoa, una opportunità unica per scoprire l’ecosistema circostante, ma non bisogna dimenticare la visita che verrà consentita alla mostra fotografica intitolata “La fabbrica ritrovata, archeologia industriale nella Valle Olona”, il cui allestimento presso l’ex cartiera Alto Milanese di Farignano fa capo ancora una volta a Legambiente e all’Università Popolare di Varese.
Apparecchi industriali: a cosa serve il blondin?
Il blondin è l’apparecchio industriale di sollevamento che viene anche detto “gru su funi”: questo nome così particolare deriva essenzialmente dal fatto che si è voluto ricordare la figura di Antoine Blondin, l’acrobata francese che fu in grado camminare su una fune di acciaio tesa tra due sponde opposte per attraversare il Niagara. Nel suo schema più semplice, esso è costituito da due piloni fissi, tra i quali è tesa una fune ancorata alle due estremità a blocchi di calcestruzzo abbastanza pesanti da resistere al tiro. Su questa fune, inoltre, scorre un carrello che è mosso nell’uno e nell’altro senso da una seconda fune, la quale viene detta traente.
Industria meccanica di precisione: i blocchetti campione
I blocchetti campione sono molto utili a livello di industria meccanica: si tratta, infatti, dei campioni tecnici che sono sfruttati per le misure lineari, quando si lavora nelle officine e nei reparti di collaudo per la precisione. Il loro nome può anche essere mutato in “blocchetti piano-paralleli” o ancora “blocchetti Johansson”, dal nome dello svedese che per primo, nel 1896, ne costruì degli opportuni assortimenti, apparsi in seguito sul mercato internazionale a partire dal 1907. I blocchetti campione non sono altro che dei parallelepipedi in acciaio speciale temperato che hanno due superfici opposte perfettamente lavorate, piane e parallele, oltre che esattamente alla distanza indicata sul blocchetto in questione.
Archeologia industriale: un campus formativo in Sardegna
L’iniziativa congiunta del Rotary Club di Cagliari e della Provincia di Carbonia-Iglesias merita senza dubbio un plauso per gli obiettivi che intende perseguire: si tratta, infatti, di un percorso comunitario composto di più discipline che andrà ad affrontare nel dettaglio tutte quelle problematiche che sono legate alla valorizzazione dell’archeologia industriale. Quindi, si sta parlando di un vero e proprio campus per la formazione, con tanto di seminari e corsi da seguire, in modo da dar vita a una vera e propria monografia sull’argomento, più precisamente il patrimonio industriale della regione storica del Sulcis-Inglesiente.
Chimica industriale: tutti gli utilizzi dei bitumi
Per definire i bitumi ci si può rifare a quanto affermato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr): quando viene impiegato per usi stradali, si tratta di miscele di idrocarburi e i loro derivati non metallici, di origine naturale o derivati dai petroli o dalle rocce, completamente solubili in solfuro di carbonio e dotati di capacità leganti. I bitumi possono essere distinti in “naturali” (impregnanti rocce, sabbie o carboni, oppure presenti sulla superficie terrestre sotto forma di affioramenti, vene e laghi) e “bitumi di petrolio” (si separano dai petroli stessi per semplice esposizione all’aria o per mezzo di una distillazione frazionata). Comunque, si ritengono tutti originati dal petrolio. I bitumi hanno un colore nero o bruno-nerastro, l’aspetto lucido, resinoso o opaco, con l’odore di petrolio che può essere presente o meno.
Industria della carta: come funziona la seccheria
La seccheria è una delle parti principali della macchina continua che viene utilizzata nell’industria della carta. Lo scopo di essa è quello di disidratare in modo quasi completo il nastro continuo, facendolo passare sopra dei cilindri essiccatori, riscaldati con del vapore saturo alla pressione di circa due atmosfere. I cilindri in questione sono realizzati di solito in ghisa: il loro diametro, inoltre, e il loro numero tendono a variare a seconda delle larghezza e della velocità che sono previste. L’insieme dei cilindri essiccatori (la cosiddetta “batteria”) è suddiviso in una o più sezioni distinte, ognuna delle quali è formata da un certo numero di cilindri che sono disposti su due file sovrapposte.
Industria siderurgica: l’importanza del secchione
Quando si parla di “secchione” in ambito industriale, si fa riferimento a un sinonimo della siviera; si tratta, infatti, di un grande tino a sezione circolare, il quale presenta una leggera conicità che è aperta verso l’alto e in cui si versa l’intera colata di acciaio liquido che proviene direttamente dal forno di produzione. L’iter da seguire in tal caso è presto detto. Anzitutto, nel secchione l’acciaio viene fatto sostare per alcuni minuti, con il preciso obiettivo di consentire a quelle scorie che sono interposte di salire fino in superficie. La secchia di colata è fabbricata con delle robuste lamiere chiodate, oppure anche saldate, in modo parziale o totale, tanto che poi essa può essere foderata con dei mattoni refrattari di diverso spessore.