Macchinari industriali: l’essiccatoio a calore solare

L’essiccatoio è l’apparecchio industriale in cui ha luogo l’essiccazione: la classificazione di questi macchinari è molto variegata, ma si possono distinguere alcune tipologie in base al loro utilizzo. Le differenze, infatti, riguardano il modo di introduzione del materiale (a funzionamento intermittente e a funzionamento continuo) e in base al sistema di riscaldamento (essiccatoi con riscaldamento per convenzione, con riscaldamento per conduzione, con riscaldamento per irradiazione e con riscaldamento misto). Quindi, si può ben capire come in mezzo a tante varietà di apparecchi, sia difficile approfondirne uno, ma si può tentare quest’ultima operazione con gli essiccatoi a calore solare.

Chimica industriale: l’esaclorocicloesano

La chimica industriale è speso costellata e caratterizzata da elementi che hanno nomi magari complicati, ma che si riferiscono sempre a qualcosa di utile. È questo il caso dell’esaclorocicloesano: che cosa si nasconde dietro a una denominazione così lunga? Si tratta essenzialmente di una miscela di isomeri di forma empirica e che viene prodotta attraverso una opportuna clorurazione del benzene. Questo vuol dire che l’esaclorocicloesano rappresenta un elemento dalla tossicità piuttosto elevata, ma questa è una particolarità che vale per gli insetti, pertanto il suo tipico utilizzo e la relativa produzione industriale fanno riferimento al campo degli insetticidi sintetici. Il composto in questione viene ottenuto in una maniera ben precisa.

Industria chimica: i procedimenti della saccarimetria

La saccarimetria è l’insieme di procedimenti analitici che sono impiegati per la determinazione quantitativa degli zuccheri e del saccarosio a livello industriale: vi sono tre diversi tipi di metodi per porre in essere questo mix di fasi chimico-industriali. Anzitutto, si può cominciare con i metodi areometrici, vale a dire quelli che sono basati sulla temperatura tra la percentuale di zucchero che è contenuto in una data soluzione e il peso specifico di quest’ultima. Per riuscire a determinare il peso specifico , nella pratica industriale si adoperano degli aerometri speciali, i quali sono detti saccarometri, tarati in genere a venti gradi e graduati in modo da indicare direttamente la percentuale in peso di zucchero contenuto nella soluzione in esame (in gradi Balling o in gradi Bix per la precisione).

Industria alimentare e non solo: la salatura

Quello della salatura è il termine generico con cui si indica l’aggiunta di un sale a una sostanza. Nell’ambito dell’industria alimentare, ad esempio, essa consiste essenzialmente nell’impregnare in maniera più o meno profonda di cloruro di sodio gli alimenti come le carni, i salumi, i pesci e i formaggi, in modo da prolungarne la conservazione (un po’ come si faceva in passato, quando il frigorifero non era ancora stato inventato) e per conferire loro delle particolare caratteristiche organolettiche. L’azione conservante della salatura di cui si sta parlando si basa, oltre che sulle proprietà antisettiche del sale stesso, anche sulla disidratazione che esso può provocare nell’alimento.

Macchinari agricoli: le calibratrici

La calibratrice è la macchina industriale agricola che viene sfruttata per la selezione dei principali prodotti del settore primario in relazione alla loro grandezza: di solito, si tende a utilizzare delle calibratrici per i grani, i tuberi, la frutta, le uova e i legumi. Per quel che riguarda, invece, i materiali granulari è maggiormente usato un altro macchinario molto interessante, il vaglio. I tipi di queste macchine sono davvero numerosi e differenziati tra di loro, il tutto in base al prodotto agricolo che deve essere separato, ma anche a seconda del principio di funzionamento che occorre rispettare. In genere, si ha a che fare con un organo di caricamento, un apparecchio selezionatore e degli scivoli di separazione.

Il fenomeno della buccia d’arancio nei metalli

Il termine “buccia d’arancio” è molto comune in diversi ambiti, forse in pochi sanno che esso viene sfruttato anche in ambito metallurgico. Cerchiamo di capire per quale motivo. Quando si a che fare con dei fenomeni piuttosto evidenti di deformazione di un metallo di tipo policristallino (il caso più tipico è quello della piegatura di un piatto, ma anche quello della imbutitura di un laminato in acciaio) si tendono a creare nella maggior parte dei casi delle irregolarità. Tutto questo è molto più frequente nell’ipotesi in cui la dimensione dei grani risulta essere molto sviluppata, tanto che non sono rari i corrugamenti alla superficie; ecco perché si è soliti parlare di “buccia d’arancio” o anche, con gergo anglosassone, di “orange peel”, dato che i fenomeni in questione assomigliano molto alla struttura del frutto appena citato.

Industria alimentare: la fabbricazione del burro

Spesso si danno per scontati molti prodotti, senza chiedersi da dove provengono e come vengono lavorati: è il caso del burro, alimento che possiamo trovare in qualsiasi frigorifero, ma anche e soprattutto un derivato industriale che merita un approfondimento. In effetti, esso deriva dalla sostanza grassa ricavata dalla lavorazione meccanica del latte di alcuni mammiferi. Volendo essere ancora più precisi, c’è da dire che il burro ordinario è quello che si prepara dalla crema del latte di mucca. La sua composizione include i grassi (fino all’87% del totale), l’acqua (10-12%), vari composti organici (lattosio, sostanze proteiche e lecitine) e infine delle sostanze minerali che sono rimaste conglobate tra i globuli di grasso.

Industria chimica: la gomma sintetica Buna-S

La buna caratterizza da diverso tempo l’industria chimica: si tratta della gomma sintetica che si può ottenere dalla copolimerizzazione del butadiene con lo stirolo o con il nitrile acrilico. Il termine, il quale può sembrare così particolare, non è altro che la fusione tra le due iniziali delle parole Butadiene e Natrium (sodio per l’appunto), vale a dire la materia prima e il catalizzatore che si sfruttano nel processo originale. La buna è posta in commercio in vari sottotipi. Quella di tipo standard, comunque, si ottiene attraverso una copolimerizzazione di settantuno parti di butadiene e ventinove parti di stirolo. Nel corso della preparazione, poi, si aggiunge anche un apposito antiossidante (in genere sotto forma di dispersione): attraverso l’intero procedimento, inoltre, si ricava un lattice speciale, dal quale, per mezzo della coagulazione con l’allume o l’acido amminoacetico o ancora i sali acidi, si consegue la gomma secca.

Il processo industriale della sabbiatura

La sabbiatura rappresenta la pulitura della superficie di getti o parti metalliche attraverso la sabbia quarzosa lanciata a forte velocità. Questa operazione viene eseguita con delle macchine apposite, le quali assumono appunto il nome di sabbiatrici. Di solito, il lancio della sabbia avviene per mezzo di aria compressa con valore della pressione dipendente dal materiale da trattare. Le macchine in questione, inoltre, possono essere di diverso tipo, come ad esempio ad aspirazione, a compressione, a gravità e anche accoppiate. La sabbia a spigoli vivi ha la indubbia capacità di produrre sulla superficie da pulire una forte azione abrasiva.

Gli impieghi industriali dell’argon

L’argon è l’elemento chimico, detto anche più semplicemente “argo”, che fa parte dei cosiddetti “gas nobili”: esso si trova in natura come costituente dell’atmosfera di cui rappresenta l’1% in volume. L’ottenimento di questo elemento avviene su larga scala grazie, in particolare, alla distillazione frazionata dell’aria liquida. L’argon, inoltre, tende a bollire a 185,9 gradi, vale a dire a una temperatura che è intermedia tra quelle di ebollizione dell’azoto e dell’ossigeno. Si tratta di un elemento che è inerte dal punto di vista chimico, con una struttura elettronica che è dotata di altissima stabilità, tale da rendere all’argon stesso estremamente difficile la possibilità di legarsi con altri elementi. I suoi utilizzi più pratici si basano proprio sulla proprietà che è stata appena descritta.