Chimica industriale: le caratteristiche del polietilene

Nell’ambito della chimica industriale, il polietilene è quella resina termoplastica che si ottiene per polimerizzazione dell’etilene. Essa è dotata di una struttura e di una proprietà che differiscono a seconda dei processi industriali con cui viene preparata: in particolare, si possono distinguere due tipi di processi, vale a dire quelli ad alta pressione e quelli a bassa pressione. Nel primo caso, si opera solitamente a 1.000-2.000 atmosfere e con temperature comprese tra i 150 e i 300 gradi, in presenza di particolari sostanze che iniziano la reazione (in genere l’ossigeno, ma anche i perossidi organici e inorganici, gli ozonuri e gli azocomposti). La polimerizzazione viene compiuta, in massa o in presenza di un solvente, in autoclavi o in reattori tubolari.

Industria metallurgica: il risucchio dei getti

Il risucchio è quella cavità metallica che si viene a creare alla superficie dei getti per effetto del ritiro del metallo nel corso della sua solidificazione. In effetti, quando si versa il metallo fuso in una forma o in una lingottiera, in un primo momento si solidifica la parte a contatto con le pareti e soltanto dopo quella all’interno del getto. In questo modo, si verifica una migrazione del metallo fuso verso la periferia che è già solidificata, con la formazione di una cavità nello strato superficiale. In aggiunta, bisogna sottolineare che quando all’interno del getto a una certa profondità si viene a formare una grossa soffiatura (nelle fasi precedenti per la precisione), la pressione atmosferica può ulteriormente incurvare la superficie del getto stesso o addirittura determinarne lo sfondamento.

Industria olearia: il progetto Re-Waste per smaltire i reflui

L’agro-industriale italiano è rappresentato in larghissima misura da un comparto specifico, vale a dire quello dell’industria olearia: l’olio di oliva è un’eccellenza alimentare dell’intero Mediterraneo, quindi si può ben comprendere l’importanza di tale settore. Il problema, però, è rappresentato dagli scarti e dai reflui che le aziende attive in tale ambito rilasciano nell’ambiente, rifiuti caratterizzati da una forte fitotossicità, ovvero la tossicità che riguarda da vicino gli organismi acquatici e la flora microbica. Come si può sopperire a questa difficoltà evidente? Lo smaltimento delle acque derivanti dalla molitura non è certo un problema di poco conto, anzi.

I cento anni dalla costruzione della Centrale Montermartini

Roma, Via Ostiense: non siamo molto lontani dal quartiere popolare della Garbatella e proprio in questa zona sorge la vecchia Centrale Montemartini, di fronte ai Mercati Generali. Il complesso industriale in questione venne inaugurato esattamente cento anni fa come la prima centrale a energia termoelettrica della città eterna. Il nome deriva dall’assessore al Tecnologico di quegli anni, Giovanni Montermartini, ma la progettazione vera e propria si deve all’ingegnere Puccioni. In quegli anni, le attività industriali di quel tipo proliferavano in maniera abbondante e la capitale non era certo da meno.

L’Istat rende noti i dati industriali di novembre

Un fatturato industriale al palo: è questo il dato che è stato diffuso dall’Istat in merito allo scorso mese di novembre, il quale non è sostanzialmente cambiato rispetto al mese precedente, pur segnando un progresso di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2010. In realtà, se proprio si vuole essere precisi a tutti i costi, bisogna sottolineare che il rialzo in questione è il più basso degli ultimi due anni, segno che la crisi si fa sentire proprio a tutti i livelli. Si sta facendo riferimento alla produzione del mercato interno ed estero, con una buona prevalenza del secondo sul primo; l’indice in questione, inoltre, risulta essere in calo di quasi tre punti percentuali per quel che riguarda la media del trimestre compreso tra settembre e novembre. Quello che interessa maggiormente comunque è l’andamento dei vari settori.

La Thermalbad di Zurigo, una demolizione industriale di successo

Le demolizioni industriali non devono necessariamente coincidere con la fine di un’attività: quando, ad esempio, le attività commerciali vanno incontro a questo destino, non sempre la conseguenza più immediata è il totale abbandono delle strutture architettoniche. Purtroppo, però, in molti casi lo scenario tipico è quello di edifici e immobili completamente vuoti e inutili, circondati e caratterizzati da degrado, una vera e propria area morta dal punto di vista urbano. La migliore soluzione al problema non può che essere una e come al solito la lezione deve essere appresa da una nazione straniera.

A Fano si discuterà dei paesaggi industriali delle Marche

Si sta avvicinando piuttosto velocemente l’appuntamento del prossimo 26 gennaio che vedrà coinvolte le Marche:: il Centro Interdipartimentale per la Ricerca sul Paesaggio (meglio noto con l’acronimo Cirp), l’Università Politecnica della stessa regione a cui si sta facendo riferimento e l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (Aipai) hanno infatti unito le loro forze per promuovere una giornata molto importante a Fano per quella data. In pratica, le ventiquattro ore in questione saranno dedicate a una giornata di studi, la cui denominazione è piuttosto eloquente, “Paesaggi industriali delle Marche, mappa delle criticità”.

Ferrovie: la marezzatura delle rotaie

La marezzatura è la caratteristica usura ondulatoria che si manifesta sulle rotaie di una ferrovia. Questo fenomeno consiste sostanzialmente nella trasformazione del piano di rotolamento in una superficie ondulata, con lunghezza d’onda variabile da pochi centimetri a poco più di un decimetro. Le rotaie marezzate si distinguono immediatamente dalle altre, in quanto la loro superficie non si mostra lucida con la consueta continuità, ma si riscontrano delle zone lucide alternate tra di loro con zone opache. Le prime corrispondono a rilievi o creste del metallo, mentre le secondo non sono altro che piccole infossature. Le creste e le infossature sono piuttosto sensibili al tatto e la differenza di quota raggiunge di norma qualche decimo di millimetro e nei casi eccezionali può anche avvicinarsi al millimetro.

La storia industriale del manganese

Il manganese è il metallo che appartiene al primo periodo della categoria di transizione del sistema periodico: la loro collocazione è compresa tra il ferro e il cromo. L’identificazione come elemento fu per opera del grande chimico svedese Carl Wilhelm Scheele, il quale nel 1774 durante alcuni suoi studi analitici sulla pirolusite (un minerale composto fondamentale da biossido di manganese) e fu isolato nello stesso anno da un suo assistente, Gahn. L’importanza commerciale dell’elemento è legata al processo di conversione in acciaio della ghisa, nei convertitori Bessemer. Nel 1856, invece, fu scoperto che attraverso delle controllate aggiunte di manganese alla ghisa poteva essere regolato il processo di deossidazione e il contenuto di zolfo dell’acciaio finale.

Le più comuni tipologie di martinetti

I martinetti sono i più tipici strumenti meccanici di sollevamento, i quali hanno il compito di sviluppare delle forze notevoli, anche se con corsa limitata: vi sono, tra l’altro, dei nomi alternativi per definirli, come ad esempio “martinelli”, “binde” e “cricchi”. Il classico impiego è quello che prevede il sollevamento appunto di grandi carichi a piccola altezza. Le tipologie maggiormente diffuse sono tre, vale a dire il martinetto a vite, quello ad asta dentata e quello idraulico. Il martinetto a vite è costituito di solito da una madrevite con poche spire di acciaio oppure di bronzo, portata da un basamento. Una vite viene collocata nella madrevite stessa e può essere fatta ruotare mediante un’asta azionata in modo manuale.